martedì 21 novembre 2017

"Che palle il Natale!" di Rossella Calabrò

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Che palle il Natale!" di Rossella Calabrò, edito Sperling & Kupfer (rilegato a 14,90€):
Che palle, ogni anno è la stessa storia: non si fa in tempo ad archiviare le foto delle vacanze estive e dire mestamente ciao all'abbronzatura, che comincia ad affacciarsi, strisciante e insidioso, il conto alla rovescia per il Natale. Basta distrarsi un attimo, e ci si ritrova invischiati tra luminarie e lieve panico, tra cene aziendali e intolleranze relazionali, tra regali da acquistare e altri da riciclare senza farsi beccare, tra tacchini e capitoni e tutta quella pletora di riti un filino molesti a cui è impossibile sottrarsi. Quest'anno, però, in aiuto della popolazione accorre un team di esimi studiosi - capitanati dall'impavida Rossella Calabro - per analizzare e sdrammatizzare l'odierno concetto di festività natalizie. I piccoli orrori, le frasi fatte, le famigerate riunioni di famiglia, gli eccessi culinari, la retorica buonista: questo pamphlet non risparmia niente e nessuno. E dispensa una serie di impagabili consigli pratici per gestire il trauma natalizio e uscirne con le palle, sì, incrinate, ma non frantumate del tutto. Perché in fondo il Natale non è cattivo: è solo che lo disegnano così.

Adoro Rossella Calabrò, e non solo perchè sono anch'io una pandorista convinta: la sua prosa ironica ed irriverente riesce a divertirmi e a farmi ridere libro dopo libro, anno dopo anno.
E poi stavolta si parla di Natale, e gli spunti sono tanti. Anzi, tantissimi!

Rossella Calabrò non se ne lascia sfuggire nemmeno uno: dalle fisime alimentari ai parenti invadenti (e serpenti), dai regali riciclati - lo abbiamo fatto tutti, almeno una volta! - all'immancabile recita natalizia dei pargoli di casa, è impossibile non ritrovare se stessi in "Che palle il Natale!"
Natale che ormai inizia a Ottobre, e pure da amante di questa festività devo dirlo: il troppo stroppia.
La magia di questa festa stava proprio nell'avere trenta giorni all'anno (leggi: UNO) in cui le città diventavano più luccicanti, in cui si incartavano regali e si mangiavano dolci e leccornie irreperibili nei restanti undici mesi dell'anno.
Trovare i panettoni all'Esselunga già a inizio Ottobre ammazza la magia, pure per una #Natalista come me. Quindi #RossellaUnaDiNoi e un po' lo dico anch'io, che palle.

Se anche a casa vostra ogni anno è lo stesso e si discute fino allo sfinimento sulla questione panettone/pandoro, tranquilli: non siete soli.
Che siate Panettonisti o Pandoriani, da pagina 111 a pagina 114 si parla di voi.
Degli odiosi canditi gommosi, piaga che non riusciamo a debellare nemmeno nel 2017, dell'uvetta che quasi tutti tolgono con precisione chirurgica dalla propria fetta e del delizioso velo di burro e zucchero a velo che mangiare il pandoro lascia sulle dita. Cibo degli Dei, ecco cos'è il pandoro.
Voi Panettonisti non capite proprio niente XD
Si ride dalla prima all'ultima pagina, ci si ritrova in questo o in quel comportamento e soprattutto si ritrovano tutte le persone che ci circondano - dal riciclatore professionista di regali alla parente che non mangia A, B, C e ogni altra lettera dell'alfabeto e rende impossibile preparare un pranzo di Natale senza stress - e si impara come fare a non romperle e a non farsele rompere, le palle (di e a Natale) grazie ai simpatici e spiritosi consigli dell'autrice.
Che ha pensato a tutto, e a fine volume ha inserito anche un consiglio per gli acquisti valido per ogni giorno dell'anno, un test da fare subito e il mantra per sopravvivere alle feste.
È il regalo che dovete farvi, insomma, e da fare con ironia a chi magari, quelle palle (di e a Natale) a volte ve le ha mandate in mille pezzi sul serio.

Non poteva che essere lei, la protagonista della prima chiacchiera librosa natalizia aspettando #BlogMas perchè sì, anche quest'anno passeremo insieme Dicembre con tanti, tantissimi post pieni di spirito natalizio: tenetevi forte ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 20 novembre 2017

Chiacchierata con Paula Hawkins su "Dentro l'acqua", le donne e la scrittura

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite, speciale, anzi specialissima: Paula Hawkins, l'autrice che ha conquistato i lettori di tutto il mondo con "La ragazza del treno" prima e con "Dentro l'acqua" dopo:
Quando il corpo di sua sorella Nel viene trovato in fondo al fiume di Beckford, nel nord dell'Inghilterra, Julia Abbott è costretta a fare ciò che non avrebbe mai voluto: mettere di nuovo piede nella soffocante cittadina della loro adolescenza, un luogo da cui i suoi ricordi, spezzati, confusi, a volte ambigui, l'hanno sempre tenuta lontana. Ma adesso che Nel è morta, è il momento di tornare. Di tutte le cose che Julia sa, o pensa di sapere, di sua sorella, ce n'è solo una di cui è certa davvero: Nel non si sarebbe mai buttata. Era ossessionata da quel fiume, e da tutte le donne che, negli anni, vi hanno trovato la fine - donne "scomode", difficili, come lei -, ma mai e poi mai le avrebbe seguite. Allora qual è il segreto che l'ha trascinata con sé dentro l'acqua? E perché Julia, adesso, ha così tanta paura di essere lì, nei luoghi del suo passato? La verità, sfuggente come l'acqua, è difficile da scoprire a Beckford: è sepolta sul fondo del fiume, negli sguardi bassi dei suoi abitanti, nelle loro vite intrecciate in cui nulla è come sembra.

Tre giornalisti, due blogger e mezz'ora di tempo per scoprire qualcosa di più sull'autrice che più di ogni altra ha saputo dar voce alle paure di ogni donna, conquistando nel mentre anche il pubblico maschile. Ecco cosa ci ha raccontato!

Nel tuo ultimo romanzo, "Dentro l'acqua" ho trovato che uno dei protagonisti - e a modo suo anche una delle voci narranti - fosse proprio l'acqua. Un elemento naturale, che ha però mille sfaccettature esattamente come la personalità di un individuo. È un'acqua che abbraccia, circonda e dà la vita, ma che può anche toglierla, che nasconde e in cui un corpo può sprofondare, ma attraverso la quale possiamo vedere la verità e che, soprattutto, prima o poi riporta a galla.
C'è stato un lavoro in questo senso, per rendere l'acqua un elemento così vivo e presente nella storia, o è qualcosa di cui ti sei resa conto durante la scrittura?
Sapevo sin dall'inizio che l'acqua avrebbe avuto un ruolo molto importante all'interno della storia, così come sapevo che al centro di tutto ci sarebbe stato il rapporto complicate tra Nel e Jules.
Il fiume ha molte funzioni, nell'economia del romanzo: attraversa la città, e divide inevitabilmente le persone, ed è il luogo in cui avvengono quasi tutti gli avvenimenti cruciali, positivi o negativi che siano, anche pensando al passato che racconto attraverso dei brevi flashback.
Come hai sottolineato, però, non si tratta solo di questo. Tutti abbiamo il nostro personale rapporto con l'acqua: chi ne è affascinato, chi ne ha paura, chi ci si sente a suo agio, chi la trova pericolosa.
L'acqua può cambiare umore, esattamente come un essere umano, ed essere arrabbiata, lunatica, in pace, ed è stato divertente trattare un elemento naturale alla stregua di un vero e proprio personaggio.
È qualcosa che avevo già abbozzato in "La ragazza del treno", dove il treno era ciò che trasportava letteralmente il lettore attraverso il libro, ed è qualcosa che mi piace avere nei miei libri.

Come lavori alla costruzione dei tuoi personaggi, soprattutto pensando a quelli femminili, e cosa della tua idea di femminilità finisce sulla carta?
Pensando allo sviluppo dei personaggi, quando ho scritto "La ragazza del treno" avevo tre personaggi principali, mentre con "Dentro l'acqua" mi sono trovata a tratteggiarne undici. Entrambe le scelte erano funzionali alla storia che volevo raccontare: non c'era nulla di pianificato.
Undici voci narranti sono tante, ma mi servivano per avere una prospettiva abbastanza ampia: questo libro parla delle storie che raccontiamo a noi stessi, alla nostra famiglia, ai nostri amici e alla comunità in cui viviamo, e volevo che ognuno potesse raccontare la sua al lettore.
Le donne sono al centro dei miei romanzi, perchè sono interessata a indagare e raccontare il loro ruolo nella società e le sfide che devono affrontare: saranno sempre al centro delle mie storie, credo.
I miei personaggi non sono mai buoni o cattivi, amo costruirne di danneggiati, magari anche un po' compromessi, e difficili.
Credo che il successo dei miei libri dipenda anche da questo: pensando a Rachel in "La ragazza del treno", non tutti l'hanno amata (anche perchè la donna è un disastro e di sicuro non facilmente apprezzabile) ma tutti ne sono stati affascinati. Nella sua imperfezione e nelle sue paure, però, è simile a tutti noi, e in questo le lettrici si sono ritrovate.

E proprio partendo da Rachel, pensando poi alle altre donne che popolano i tuoi romanzi, è impossibile non notare quanto molte di loro vivano momenti o situazioni di abuso, di violenza, per poi arrivare a una chiusura e a un momento di risoluzione/redenzione finale.
In questo senso c'è anche un intento sociale, la voglia di veicolare il messaggio che c'è ancora molto da fare per quanto riguarda il rapporto tra uomini e donne, e il supporto che queste ultime ricevono se vittime di violenza?
Sì e no. Non mi siedo alla mia scrivania pensando "ora inizio un romanzo riguardo la violenza sulle donne", ma ovviamente questi argomenti sono al centro delle mie preoccupazioni: finisco per parlarne perchè mi interessano, e perchè inevitabilmente se parli di donne e di crimine finirai a parlare di un qualche tipo di violenza.
"Dentro l'acqua" sembra un romanzo d'attualità, in questi giorni, pensando al caso Weinstein - che è ovviamente esploso diversi mesi dopo la stesura e l'uscita del libro, ma questo va proprio a dimostrare quanto quest'argomento sia cruciale, e quanto sia vitale affrontarlo portando soluzioni concrete.
Le donne faticano a raccontare la violenza: vengono da sempre incoraggiate a tacere, a mandare giù e passare oltre, quasi fosse motivo di vergogna. Ma forse le cose stanno finalmente cambiando.

E sono sicuramente le donne, le protagoniste dei tuoi libri, capaci di conquistare anche il pubblico maschile. Come si costruisce un personaggio femminile con il quale anche un lettore maschile riesca ad empatizzare, e come si fa a farlo così bene?
Non credo che ci sia una formula magica: per me la parte più importante di un romanzo sono i personaggi e la loro costruzione. Parto da loro, dalla loro storia.
Devi vivere con loro per un po', immedesimarti in loro e pensare "come risponderebbe a questa domanda?" o "come si comporterebbe in questa situazione?"
È importantissimo evitare i clichè, devi offrire al lettore personaggi che sembrino veri e per farlo bisogna studiarli con attenzione, osservarli, farli propri e solo dopo metterli sulla carta.
In loro dev'esserci qualcosa che permetta al lettore di identificarsi in loro, nel bene e nel male: molti si sono rivisti in Rachel anche senza essere divorziati o alcolisti, per esempio, perchè in lei hanno rivisto le proprie paure o un proprio momento difficile.
L'intervista volante non ci ha dato il tempo di scattare foto MA l'autrice ha poi
raccontato i suoi romanzi al Teatro Elfo Puccini insieme a Matteo Strukul, e lì
il tempo di scattare c'era XD
È stata una splendida chiusura per questa edizione di BookCity, che mi ha permesso di incontrare tra gli altri anche l'autrice rockstar degli ultimi tre anni (Paula Hawkins ha venduto più di venti milioni di copie in tutto il mondo). Grazie a Piemme per la splendida opportunità!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 17 novembre 2017

Chiacchierata con Sara Rattaro su "Il cacciatore di sogni" e l'importanza di saper raccontare storie

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ha un'ospite molto speciale: Sara Rattaro, tornata da poco in libreria con "Il cacciatore di sogni", edito Mondadori (rilegato a 15€) e suo primo libro rivolto ai lettori più giovani:
Luca, che da grande sogna di diventare pianista, ha una mano rotta, un fratello maggiore piuttosto fastidioso, una mamma rompiscatole e un aereo da prendere per tornare da Barcellona in Italia. È il 4 luglio 1984 e, su quell'aereo, la sua vita cambia per sempre. Luca incontra un eroe... No, non si tratta di Maradona, che in aeroporto ha attirato l'attenzione di tutti (e in particolare di suo fratello Filippo), ma di un misterioso signore che somiglia un po' a Babbo Natale e occupa il sedile accanto al suo. All'improvviso l'uomo gli chiede: «Posso raccontarti una storia?». Comincia così un'avventura straordinaria, fatta di parole e ricordi, con una sorpresa davvero inaspettata... l'avventura di un cacciatore di sogni, lo scienziato Albert Bruce Sabin.

Abbiamo incontrato l'autrice da OPEN a Milano, ed ecco cosa ci ha raccontato sul romanzo, sulla sua genesi e molto altro!

Albert Sabin è il tuo eroe sin da quando eri bambina: come mai la scelta di raccontare la sua storia solo adesso?
Non lo so: in parte è stato perchè è arrivata quest'occasione di provare a scrivere una storia per ragazzi, su proposta dell'editore, e mi sembrava la storia adatta.
Ci tengo a dire, però, che la stesura del romanzo è antecedente alla polemica esplosa sull'argomento vaccini: ho scritto questa storia lo scorso anno.
Ci tengo anche a dire che ho un figlio di due anni e mezzo che è stato ampiamente vaccinato prima che passasse il decreto, perchè io sono assolutamente a favore.
La polemica non ha spazio nel mio romanzo, però un pensiero che sicuramente nasce durante la lettura è che oggi si tende a fare i furbi di fronte a uno Stato che, con tutti i suoi difetti, garantisce la salute ai suoi cittadini: le stesse persone, all'epoca di Sabin, sarebbero state tutte in fila per farsi vaccinare per evitare di ammalarsi di poliomielite.

Com'è stato passare dal raccontare le storie di donne molto "nere" e struggenti che hai condiviso con noi in questi anni a questa che invece è una storia sì struggente ma decisamente più positiva?
C'è stato un senso di sollievo anche per te, nel passare a qualcosa legata ad emozioni belle - soprattutto dal punto di vista personale?
Sì, perchè c'è stata tanta emozione. Questo romanzo è un pezzo di cuore, ed è quello che mi appartiene di più. Sa della mia infanzia, della mia famiglia, di quel nonno che me l'ha raccontata, che non c'è più e non c'è più da tantissimo tempo. Di lui ho ricordi lontanissimi e troppo pochi, tra cui questo.
Non so dirti se sia stata più emozione o più sollievo, però, perchè anche quando racconto le mie storie "tormentate" in realtà alla fine il sollievo arriva sempre, quando si chiude il cerchio.
Sicuramente questa è un'emozione più pura, non sporcata da tutti quei lati oscuri delle persone di questa generazione che chiamo di "diseducati sentimentali": in questa storia ci sono lati bui (una guerra, l'antisemitismo, la malattia) ma non fanno parte dei miei protagonisti.
E a proposito di donne, stavolta ci presenti un romanzo tutto al maschile.
È nato così, con due interlocutori maschili: l'idea sarebbe quella di raccontare in un altro romanzo la storia di un'eroina, e quindi avere un volume tutto al femminile.
Questa del raccontare storie di vite illustri è un'abitudine che ho anche come professoressa: inizio ogni mia lezione raccontandone una ai miei studenti.
Quanto c'è di Samuele in questa storia?
Ancora poco, perchè mio figlio ha solo due anni e mezzo. È però dedicata a lui, perchè vorrei che illuminasse il suo cammino e perchè non vedo l'ora che abbia l'età giusta per capirla e capirne il messaggio più profondo: l'importanza della generosità.
Essere generosi è qualcosa che fa molto più bene a noi che agli altri, è una cosa che ci arricchisce e anzi, credo sia un sentimento quasi egoistico.
E per te, scrivere questa storia è stato un po' come tornare bambina?
S', ed è stato bello. Mi sono divertita molto. È durato poco, perchè era una storia che avevo talmente chiara in mente che nell'arco di due settimane avevo in mano la prima stesura.
Sono felicissima di questo libro, e di essere riuscita a fare qualcosa che non credevo fosse nelle mie corde. Ogni tanto serve mettersi alla prova, nella vita e nel lavoro.

Quella di Albert Sabin è una storia di ribellione, e nell'ultimo anno e mezzo quello della ribellione è un concetto che ha fatto riscoprire moltissime storie "vere" cadute nel dimenticatoio e ora poste a esempio per i lettori più giovani (vedi "Storie della buonanotte per bambine ribelli" in primis, ndr).
Ci sono altre storie come questa tra i ricordi della tua infanzia?
Sì, prima tra tutte quella di Nelly Bly, la "mamma" del giornalistmo investigativo: si fece internare in un manicomio femminile per denunciarne le pratiche disumane, e la sua inchiesta contribuì a cambiare la legge in merito.
Un altro dei miei miti è Marie Curie, e poi c'è Sayonara (nome "di battaglia" di Ada Pace, unica donna a sfidare le convenzioni sui circuiti automobilistici negli anni Cinquanta e vincitrice di 11 titoli italiani, ndr).
Quando si parla di ricerca scientifica in Italia, è sempre in riferimento a qualche polemica.
Per il resto, è il silenzio. 
Intanto in Italia non ci sono i fondi per la ricerca, e di conseguenza non ci sono posti di lavoro.
Paghiamo questa condizione con la "fuga di cervelli", di persone che ricevono un'ottima preparazione a livello accademico ma che poi non hanno possibilità lavorative.
Il problema di fondo, credo, è che la nostra cultura è rivolta al passato, mentre oltreoceano sono quasi totalmente orientati al futuro. Loro forse sanno troppo poco di quando accaduto cent'anni fa, ma noi forsa sappiamo fin troppo di quanto accaduto mille anni fa.
Dobbiamo prendere atto del fatto che molti di coloro che sono ragazzi ora si troveranno a svolgere professioni che ora non esistono. Pensiamo alla stessa realtà dei blog, o dei social media manager che ora sono figure aziendali importantissime.
Come prepari una generazione a svolgere in futuro un lavoro che ora non esiste?
Avendo uno sguardo più attento sul futuro.

È stato bellissimo incontrare Sara Rattaro e parlare con lei di "Il cacciatore di sogni", lettura meravigliosa che consiglio a tutti con il cuore in mano: è per lettori di tutte le età, e la storia di Albert Bruce Sabin merita di essere conosciuta. Grazie a Mondadori per la splendida opportunità!

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"Il grande Grabski" di Marco Rinaldi: cinque motivi per leggerlo!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Il grande Grabski" di Marco Rinaldi, edito Fazi Editore (brossurato a 16€):
Maurizio, quarant'anni, cuoco sopraffino, è un uomo fondamentalmente sano. Ha alle spalle una famiglia normale, è amante del buon cibo e delle belle donne ma, convinto dalla moglie che lo ritiene malato, finirà per affidarsi alle cure del dott. Grabski, per anni. Il dottore, psicanalista freudiano, ma anche lacaniano o junghiano, a seconda del momento e dell'estro, coinvolgerà il protagonista in un improbabile percorso psicoterapeutico passando dal classico lettino ai giochi con la sabbia, dall'ascolto delle "voci" alla drammatizzazione di scene familiari con i pupazzetti. Metodi ortodossi e meno ortodossi si alterneranno in sedute al limite del cialtronesco nello stravolgimento di tappe fondamentali, secondo i manuali, come la "forclusione del nome del padre", il complesso di Edipo o il viaggio dell'eroe. Maurizio, sotto la guida di Grabski, si ammalerà, litigherà con tutti, compresi i suoi parenti, perderà il lavoro, i soldi, e divorzierà. Ma alla fine riuscirà fatalmente a prendere coscienza delle sue inclinazioni e delle sue vere passioni che inizierà a seguire subito per una nuova vita all'insegna del benessere. "Il grande Grabski" è la parodia di ogni cura che travalichi il buon senso e il desiderio di un'esistenza semplice fatta di curiosità e voglia di stare al mondo.

Ci sono quei libri che ti parlano: se ne stanno lì, sullo scaffale in libreria, apparentemente silenziosi, e invece appena muovi un passo nella loro direzione sembra che ti dicano "forza, prendimi in mano...".
"Il grande Grabski" è uno di questi libri, e oggi voglio darvi cinque buoni motivi per regalarvelo - e per regalarlo a Natale, che ormai siamo in quel periodo lì - perchè credetemi, ne vale la pena.

Innanzitutto, le risate.
"Il grande Grabski" non è un libro che fa sorridere: è uno di quelli che vi farà ridere apertamente e di gusto, perchè Marco Rinaldi gioca con i clichè e i paradossi in modo unico e restare impassibili è davvero molto, molto difficile.

E poi, i personaggi. I personaggi costituiscono il fulcro del romanzo, a cominciare da Maurizio che è decisamente #UnoDiNoi con le sue perplessità e il suo crederci fino a un certo punto in tutta "quella roba psicologica lì" e che invece trova nell'improbabile - e per questo assolutamente credibile - dottor Grabski la guida ideale per districarsi nei meandri della sua mente confusa.
Certo, a tratti sembra che il dottore più che aiutarlo gli stia rovinando la vita, ma poi si è ogni volta costretti a ricredersi perchè quello psicanalista così originale probabilmente ha perso qualche rotella lungo la strada, ma quelle importanti girano ancora tutte.

Come dicevo, Maurizio è #UnoDiNoi, e di conseguenza è uno di voi.
Questo romanzo parla anche di voi, gente. Delle vostre ossessioni, soprattutto di quelle più nascoste, e di tutto ciò che vi confonde e vi lascia perplessi nella vita di ogni giorno.
Leggerlo è un po' come stendersi sul lettino, e a lettura ultimata ci si sente in grado di guardare a se stessi con un briciolo di leggerezza in più.

Ma poi, voi credete nella psicanalisi?
Io ne sono totalmente affascinata, ma ne apprezzo anche il lato più divertente che ci hanno mostrato film, serie tv e commedie teatrali nel corso degli anni: ecco, questo romanzo combina egregiamente entrambi gli aspetti, raccontando quello che è un percorso di guarigione e di rinascita senza rinunciare a qualche concessione alla parodia e all'ironia.

E vorremo pur dire due parole sulla prosa di Marco Rinaldi, giusto?
L'autore non solo racconta una storia coinvolgente, esilarante e allo stesso tempo introspettiva, distensiva e allo stesso tempo riflessiva: ce la racconta BENE.
Una prosa pulita, senza fronzoli ma resa ricca da un lessico vario e da immagini sapientemente dipinte sulla pagina, un racconto animato da dialoghi vivaci e dal giusto ritmo.

Il romanzo è davvero consigliatissimo, e Fazi Editore resta una garanzia in fatto di belle letture.
Vi invito a scoprire tutti gli altri contenuti legati a "Il grande Grabski", seguendo il nostro coloratissimo calendario... e buona lettura a tutti!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 16 novembre 2017

La New York del futuro di Kim Stanley Robinson, in libreria a Novembre per Fanucci Editore

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "New York 2140" di Kim Stanley Robinson, edito Fanucci Editore (rilegato a 25€) in uscita il 30 Novembre:
Il livello delle acque del mare si è alzato, sommergendo improvvisamente l’intera città di New York. Ogni strada si è trasformata in un canale, ogni grattacielo in un’isola a sé stante. Ma per i residenti di un edificio di Madison Square, la New York del 2140 è ben lontana dall’essere una metropoli isolata e perduta, e tutto sembra procedere esattamente come prima del disastro climatico. Il commerciante riesce a trovare occasioni dove tutti gli altri vedono solo problemi; per il detective il lavoro sembra non mancare mai; la star di internet continua ad ammaliare milioni di persone con le sue avventure su un dirigibile; e, infine, l’amministratrice di un grattacielo continua a essere rispettata per la sua frenesia di controllo e la cura maniacale dei dettagli. Ma la minaccia adesso sta giungendo dall’alto, dai programmatori, residenti temporanei sui tetti, la cui scomparsa darà avvio a una catena di eventi che influenzeranno per sempre l’esistenza dei newyorkesi e metteranno in pericolo le fondamenta della città stessa.

L'autore della Trilogia Marziana ("Il rosso di marte", "Il verde di Marte" e "Il blu di Marte", sempre edita Fanucci Editore) torna in libreria con un romanzo che tra distopia e scenari post-apocalittici sembra rponto a tenerci tutti col fiato sospeso!
L'ebook è disponibile già da oggi sui digital store, quindi che dire se non "mano agli e-reader"?
Io sono curiosissima, e voi?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

TV Thursday #4: "Stranger Things", "Full House", "Harvest Love", "A Harvest Wedding"

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Torno a raccontarvi cosa ho guardato negli ultimi sette giorni, e iniziamo subito con qualcosa che sa di autunno, perchè ho recuperato la visione di due film firmati Hallmark Channel dedicati proprio a  questa bellissima stagione.
Sono film scacciapensieri, romantici e perfetti per quelle sere in cui la mente è stanca e l'unica cosa che si vuole fare è raggomitolarsi sotto le coperte con una camomilla e una storia a lieto fine.
Ho un debole per le ambientazioni autunnali, quindi per me è un sì grande come un grattacielo.
Che ve lo dico a fare? Dovevo per forza recuperare "Stranger Things" e lo ammetto: quando ho visto le prime due puntate della prima stagione ero perplessa. Non riuscivo a farmi conquistare, insomma. Ma sono andata avanti, e ora sono una grande fan e felicissima del rinnovo confermato.
Chissà cosa ci aspetta nella terza stagione!
Continuo anche la mia visione di "Full House", e ormai sono a metà della sesta stagione: è davvero una serie superdistensiva e molto, molto tenera, ed è ancora una delle cose che preferisco guardare mentre faccio colazione. Una puntata dura 20' circa, giusto il tempo in cui bevo la mia tazza di tè e mangio i miei biscotti. Sono davvero contenta di averla potuta recuperare grazie a Netflix!
Questo fine settimana invece andrò al cinema a vedere "Borg McEnroe", e non vedo l'ora perchè ricordo che quando ho letto "Essere John McEnroe" (Mondadori 2005, purtroppo fuori catalogo) mi aveva presa al punto da divorare quelle 127 pagine in una sola lettura.
Se lo avvistate in qualche libreria dell'usato prendetelo, non ve ne pentirete.
Il libro ufficiale del film è invece in libreria, scritto da Matthew Cronin ed edito Piemme.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

Mai più capelli spenti e senza vita, con "Oil Secrets - Shine" di Creattiva Professional

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi voglio parlarvi di una questione spinosa e di rilevanza cosmica: i miei capelli.
Citazioni Elle Woodsiane a parte, quello dei capelli è un tasto delicatissimo per tutti: sono sempre troppo lunghi o troppo corti, troppo secchi o troppo grassi, troppo spenti o troppo sfibrati.
Per non parlare di quando ci svegliamo e li troviamo che volano in ogni direzione, rifiutando di essere domati in alcun modo.

Ultimamente però, la situazione è quasi sotto controllo ed è merito dei due prodotti che ho potuto inserire nella mia routine a fine Ottobre: lo shampoo e la crema illuminanti di Creattiva Professional, dalla linea "Oil Secrets - Shine".
Uno shampoo illuminante (15,50€ per 250ml), con olio di Camelia ed acqua di Goji biologici, è riuscito a riaccendere il mio colore e a ravvivare i riflessi rossi e castani che animano la mia chioma.
A differenza di altri shampoo che ho utilizzato, questouna volta applicato e massaggiato sui capelli va tenuto in posa due minuti, perchè l'olio di Camelia e l'acqua di Goji possano fare le loor magie, ma il risultato finale vale l'attesa.
Mentre l'olio di Camelia è un efficace idratante, con proprietà setificanti e lucidanti che rendono la chioma visibilmente sana e brillante, l'acqua di Goji dona vitalità ai capelli: il Goji, inoltre, è tra i frutti più ricchi di antiossidanti al mondo!
Allo shampoo segue la crema illuminante (20€ per 250ml), con olio di Camelia e acqua di Goji biologici, capace di nutrire e idratare la chioma in soli 5 minuti di posa, illuminarne i riflessi e lasciare i capelli morbidi e facilmente pettinabili.

Ora, il prezzo: so che 35,50€ per uno shampoo e una crema sembrano davvero tanti.
Ma fino al 30 Novembre, sullo store di Creattva Professional, potete acquistarli con uno sconto del 20% inserendo il codice EVOSFW1718. Trovate lo store qui.
Vi consiglio soprattutto la crema perchè è davvero un ottimo prodotto 2-in-1, che districa quanto un balsamo e nutre quanto una maschera: accorcia i tempi sotto la doccia, e chi non ne ha bisogno? Io di sicuro ;)

Un bacio a tutte, fanciulle!
A presto <3

mercoledì 15 novembre 2017

"Crossover" di Kwame Alexander

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Crossover" di Kwame Alexander, edito Giunti (rilegato a 14€):
Josh Bell ha la testa piena di dreadlock e un talento naturale per il basket. Lui e suo fratello gemello Jordan sono i principi del campo. Ma oltre al basketball, nelle vene di Josh scorre anche il beat, con cui racconta - in versi veloci e furiosi - la sua difficoltà ad attenersi alle regole, in campo come nella vita. Ma chi sfida le regole spesso non si rende conto che il prezzo da pagare può essere altissimo, non solo per lui ma anche per chi gli sta accanto.
Un libro raro: veloce, trascinante e poetico, che fa vibrare corde profonde.

Dopo "One" di Sarah Crossan, che mi ha preso il cuore come pochi altri libri quest'anno (lo ritroverete tra i dieci preferiti del 2017? Probabile!), sono tornata a immergermi in un romanzo in versi: stavolta si tratta di quello che solo apparentemente è un romanzo sul basket, e che in realtà è un piccolo gioiello che parla di famiglia, amicizia, coraggio, sportività e molto, molto altro.

Ma partiamo dall'inizio!
Josh e Jordan Bell sono una coppia di fratelli gemelli che dà il maglio di sè sul campo di basket.
Il loro è talento vero, e mentre uno aspira ad andare alla Duke e l'altro brama di poter un giorno emulare il suo idolo, noi lettori possiamo godere di un racconto in forma di poesia onomatopeica (ma non solo) delle loro prodezze sul campo.
Kwame Alexander vi farà sentire i rumori, gli odori e persino i cambi di temperatura che caratterizzano un apartita di basket: sentirete il rimbalzare del pallone, il fruscio della rete del canestro, persino lo stridere delle suole in gomma delle scarpe dei fratelli Bell.
Questo perchè Josh non è solo un piccolo, grande giocatore: è anche un curioso mix di rapper e slam poet, capace di mettere la sua intera vita in versi e di recitarla al ritmo del battito del suo cuore.
La sua voce è così reale, vulnerabile, confusa, arrabbiata: è la voce di un adolescente, e mentre apparentemente le sue parole ci accompagnano attraverso quella che è una stagione di basket, in realtà il ragazzo condivide con noi lettori ogni sua emozione e sensazione, e ogni dettaglio della sua vita - da quelli più futili ai più rilevanti.

È un romanzo sul cambiamento, sulla crescita, sulla rottura degli equilibri e su quello che accade quando chi è accanto a te non si comporta più come vorresti (da Jordan, il gemello di Josh, che improvvisamente ha una ragazza ed è quindi meno interessato al basket, al padre dei gemelli Chuck che nonostante abbia problemi di salute si rifiuta di prenderli sul serio, lasciando Josh confuso e preoccupato).

"Crossover" è un piccolo gioiello perchè la voce di Josh arriva dritto al cuore, attraverso un diverso stile di composizione poetica in ogni capitolo e un vocabolario ricco, che vi farà venire voglia di rileggerlo anche in lingua originale per poterne apprezzare ogni sfumatura - cosa che ho prontamente fatto, rimanendone incantata.
E sì, vi troverete a leggere ad alta voce alcuni pezzi e a improvvisare un piccolo concerto rap nella vostra camera da letto, perchè le parole di Josh vanno anche ascoltate oltre che lette.
È un romanzo sul basket? Sì, senza dubbio: di basket ce n'è tantissimo, e ammetto che a tratti sono tornati utili gli anni passati a guardare "One Tree Hill" perchè abitualmente non seguo questo sport, ma in "Crossover" c'è tanto, tantissimo di più.
È un romanzo americano? Indubbiamente: il rap e l'hip-hop sono parte integrante della black culture, e non sempre l'appropriazione culturale ha dato esiti brillanti (con eccezioni luminose, quali Eminem e i Beastie Boys), ma credo che ci siano cose che trascendano l'identità culturale.
Quello che prova Josh sul e fuori dal campo è quello che agita il cuore di ogni adolescente là fuori, quel mix di voglia di sfondare e paura di un futuro che sembra complicato che abbiamo provato tutti - e che forse continuiamo a provare.

Mi ha conquistata da subito, mi ha costretta a una rilettura armata di matita e a un confronto con l'originale, mandando all'aria qualsiasi scaletta di letture io avessi fatto, e si è guadagnato le cinque stelle che non assegno quasi mai.
Rivedrete anche questo, tra i preferiti del 2017? Probabilmente ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 14 novembre 2017

Susan Elizabeth Phillips torna in libreria con "Le fragilità del cuore"!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Le fragilità del cuore" di Susan Elizabeth Phillips, edito Leggereditore (rilegato a 16€) in uscita il 30 Novembre:
Annie Hewitt è un’attrice con poca fortuna, arrivata a Peregrine Island nel bel mezzo di una violenta tempesta di neve. Avvilita e al verde dopo aver speso tutti i risparmi per esaudire gli ultimi desideri della madre malata, non le rimane altro che una fastidiosa polmonite, due valigie rosse piene di burattini e un vecchio cottage, dove si nasconde una misteriosa eredità che potrebbe risollevare le sue finanze. Ma le giornate a Peregrine saranno tutt’altro che semplici per lei: destreggiandosi tra una vedova solitaria, una bambina muta e degli isolani ficcanaso,
Annie scoprirà di essere impreparata ad affrontare la vita su quell’isola così fredda, selvaggia e inospitale. A complicare il tutto, l’inaspettato incontro con Theo Harp, l’uomo che le aveva spezzato il cuore quando entrambi erano solo adolescenti, diventato oggi uno scrittore solitario di romanzi horror. Ma quell’uomo sarà ancora temibile come lei ricorda o sarà una persona nuova? Intrappolati insieme in un’isola innevata al largo della costa del Maine, Annie non potrà più scappare dal passato e dovrà decidere se dare ascolto alla sua testa oppure al suo cuore...
Ironia, passione e mistero per una storia emozionante e ricca di sorprese.
Per le fan più scatenate dell'autrice, "Le fragilità del cuore" sarà disponibile in ebook già dal 16 Novembre a 4,99€. Io sono assolutamente una di loro, e nel caso vi foste persi le ultime uscite di quest'autrice strepitosa, ecco dove trovare le recensioni dei suoi ultimi titoli:



Non vedo l'ora di scoprire questa nuova storia, e voi?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

lunedì 13 novembre 2017

"La chimica dell'acqua" di Sara Kim Fattorini

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La chimica dell'acqua" di Sara Kim Fattorini, edito SEM (rilegato a 15€):
La mattina in cui l’avvocato Attilio Giorgetti viene trovato cadavere nella lussuosa piscina dove è solito nuotare ogni giorno prima di iniziare il lavoro nel cuore di un mondo fatto di ricchezza e di ferocia, l’alta società milanese, opulenta quanto discreta, influente e invisibile, apre un nuovo, nerissimo quadro della sua scena.
Stretta dalle indagini della polizia, Adriana, la moglie del defunto, donna elegante e fascinosa ma turbata dai propri fantasmi e da un ménage famigliare inquieto, decide di affidare una ‘contro’ indagine al detective Guglielmo Corna.
Uomo solido, dal carattere schivo, capace però di risolvere i più intricati enigmi della cronaca, Corna ha sempre tenuto ben separate la vita professionale e quella privata. Da qualche tempo ha lasciato Milano e vive sul lago d’Orta, alla ricerca di consuetudini più tranquille e genuine, deciso a tagliare i ponti con l’ambiente borghese in cui è cresciuto e che sente minato al fondo dall’ipocrisia. Il nuovo caso, però, lo riporta indietro, a Milano.
L’incarico si rivela ben presto più difficile del previsto. I suoi metodi d’indagine, sempre orientati al buon senso e alla pacatezza, fanno i conti presto con la celebre teoria dei sei gradi di separazione: una spirale di avvincenti rivelazioni lo costringerà, infatti, a interrogarsi non solo sul reale coinvolgimento della vedova nell’omicidio dell’avvocato Giorgetti, ma anche sul proprio...

Lo so, lo so. Questo romanzo è uscito mesi fa.
Ma a inizio mese mi sono iscritta ad Audible, e questo è stato il secondo audiolibro terminato quindi perchè non raccontarvelo?

Sara Kim Fattorini costruisce un noir efficace e dal finale interessante in circa 200 pagine, facendo sua l'idea che "less is more" e centrando in pieno l'obiettivo: niente fronzoli, ripetizioni o inutili giri di parole, ma descrizioni veloci capaci però di inquadrare perfettamente ambienti e personaggi, dialoghi serrati e un ritmo incalzante.

Quando Attilio Giorgetti muore all'improvviso in piscina, si pensa sin da subito che qualcosa non quadri. La moglie non è convinta che si tratti di morte naturale, e la polizia conferma ben presto i suoi timori, pur senza avere risposte da darle in merito a chi potrebbe averlo ucciso.
È il bisogno di risposte che fa sì che Adriana, vedova non inconsolabile ma parecchio confusa, assuma un detective privato, Guglielmo Corna, per indagare in parallelo.
Guglielmo è un uomo pacato, molto razionale e metodico, ma tutto il suo self control sta epr volare fuori dalla finestra: la sua ex-moglie, Anna, si rivela essere coinvolta nelle indagini, e a livello decisamente "personale"... come mantenere il distacco?

In questo romanzo nessuno è veramente chi dice di essere, e nell'arco di 200 pagine si viene più volte spiazzati da rivelazioni e confessioni - intenzionali o strappate.
Sara Kim Fattorini ha creato un cast di personaggi tutti da scoprire, dalla coppia di amiche di vecchia data Adriana e Bianca (che, in realtà, più che amiche sono donne in feroce competizione... anhce in amore) all'ex-segretaria dell'avvocato Giorgetti, per la quale è impossibile non provare un po' di compassione a causa del figlio gravemente malato ma che, vi assicuro, è tutto fuorchè una donna dall'animo candido.
E che dire del figlio di Attilio Giorgetti, Edmondo? Freddo come un ghiacciolo, sembra essere stato sconvolto dalla morte del padre quanto lo sarebbe stato dalla scoperta di un cartone di latte vuoto nel frigo. Ma sarà davvero così?
Il personaggio che mi ha conquistata, però, è stato quello di Guglielmo Corna, vero protagonista del libro e che vorrei tanto ritrovare alle prese con un nuovo caso.
Soprattutto per approfondire la sua storia personale, e il suo rapporto con l'amica del cuore Domenica (che lo chiama Momo come quando erano ragazzini e che è non troppo segretamente innamorata di lui)...
Mi è piaciuto molto, ed è stato bello essere immersa non sono nella risoluzione di un caso curioso ma anche nell'ambientazione milanese: sono nata e cresciuta in questa città, e stavolta posso dirlo davvero, che leggendo "La chimica dell'acqua" mi sono sentita a casa mia.

È stato diverso ascoltare, piuttosto che leggere? Sì e no.
L'audiolibro mi permette di godere di un romanzo anche quando avere fisicamente qualcosa in mano sarebbe scomodo o impossibile: mentre lavo i piatti, ad esempio, o mentre riordino casa.
Mi è sempre piaciuto farmi raccontare storie, e anche se continuo a leggere tanto sia su tablet che su carta mi piace sapere di avere una terza opzione epr quando ho gli occhi stanchi o le mani occupate (o entrambe le cose).
Dopo quasi tre anni posso dire di essere pienamente convertita a questo format: adoro alternare la lettura all'ascolto, e per chi come me si muove spesso - e attende spesso, ahimè - poter godere di un romanzo anche così è davvero super!
Il primo mese di Audible è gratuito, quindi vi invito tutti a provarlo qui: chissà, magari questa potrebbe essere la vostra prima prova di ascolto ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

venerdì 10 novembre 2017

Chiacchierata con Tom Drury, su "A caccia nei sogni" e la trilogia di Grouse County

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
Oggi il blog ospita un autore molto speciale: Tom Drury, autore della trilogia di Grouse County edita NN Editore. Il secondo capitolo, "A caccia nei sogni", è in libreria da pochi giorni, e abbiamo potuto incontrare l'autore e scoprire qualcosa di più:
Tom Drury ritorna a Grouse County per raccontare pochi giorni cruciali nella vita della famiglia Darling, in cui tutti cercano di ottenere qualcosa, ma senza sapere come farlo. Charles, ovvero Tiny, vuole un vecchio fucile legato a un ricordo d'infanzia; Joan, sua moglie, è in cerca delle aspirazioni perdute; Lyris, la figlia di Joan, vuole trovare un punto fermo da cui cominciare davvero a crescere; e il piccolo Micah, figlio di Charles e Joan, vuole sfuggire al buio della sua stanza a costo di perdersi nel buio delle strade cittadine, Dalla vastità dei panorami della Fine dei vandalismi, Drury si concentra adesso su un frammento di quel mondo, racchiuso in un unico weekend, in cui gli eventi si dilatano come nei sogni e i protagonisti rivelano tutta la loro umanità, nell'intensità dei desideri e negli sforzi, ora comici ora drammatici, per diventare persone migliori.

In una location accattivante come la libreria Verso, a Milano, Tom Drury ci ha raccontato come sia nata la serie, il suo passato da giornalista, il Midwest e molto altro!

Com'è nato il progetto della trilogia di Grouse County?
Nel 1990 avevo scritto un racconto per il New Yorker. Ero già stato contattato dalla rivista, e avevo mandato diverse cose, ma ricevevo risposte del tipo "sì, è interessante ma cerca di scrivere qualcosa d'altro perché questo non è esattamente quello che stiamo cercando".
In qualche modo questi rifiuti avevano qualcosa di molto incoraggiante, sapevo di avere l'opportunità di pubblicare con loro e così mi sono seduto a scrivere questo racconto intitolato "La fine dei vandalismi" che è stato in effetti il mio primo pezzo pubblicato dal New Yorker.
La direttrice di allora mi aveva poi chiesto di scrivere qualcosa d'altro e io ho domandato "vi dispiacerebbe se io continuassi a scrivere degli stessi personaggi?" Lei mi ha risposto che andava benissimo, perché alla fine avrei avuto un romanzo, ed effettivamente è andata proprio così. Lo stesso meccanismo si è ripetuto con i romanzi successivi, ma nel frattempo ho scritto anche altre cose.
 Da dove prende ispirazione? Quanto c'è di autobiografico nei suoi romanzi?
È come se, tutti insieme, costituissero un'autobiografia in piccoli frammenti. L'immagine che uso per spiegarla è questa: se uno immaginasse di vedere la propria vita dipinta su una serie di pannelli di vetro e poi questi si dovessero frantumare e mescolarsi fra loro, il processo di scrittura della fiction è come guardare questi frantumi per terra, raccoglierne uno, magari quello che trovi più interessante o ti dà maggiore ispirazione, iniziare da lì e poi inserirne un altro, che nella vera vita magari non è stato il momento successivo, e continuare così. La fiction è composta da elementi della tua vita scomposti e ricomposti a formare una nuova narrazione. Il processo di scrittura diventa così una reinvenzione della tua vita trasformandola per dare vita a questi nuovi personaggi. Come comporre un mosaico.

La sua è una letteratura del quotidiano che parla di persone semplici dalle alterne fortune. Lo stile nasce già così piano e solo apparentemente semplice oppure il processo di scrittura passa da uno stile più ricco che viene depurato?
La mia è sempre una riscrittura e l'editing è una parte fondamentale del lavoro. Ci sono delle scene che butto giù, non mi convincono o mi convincono solo in parte e riscrivo da capo. L'idea è di avere una voce che suoni spontanea, ma questo risultato non si ottiene semplicemente descrivendo quello che viene in mente, ma attraverso un processo di riscrittura che porti a uno stile semplice.
È più difficile popolare un intero mondo di personaggi  con le loro storie parallele oppure entrare in profondità in pochi caratteri e concentrarsi su di loro?
Non ricordo di aver pensato "quanto è facile scrivere questo libro". Da un certo punto di vista è stato più difficile, in altri momenti più facile. Era positivo avere una struttura temporale rigida entro cui lavorare. Mi sono divertito molto a scriverlo, ma non direi che sia stato più facile. Non ho impiegato tanto tempo a scriverlo, ma dovendomi concentrare sui monologhi interiori dei personaggi qualche volta mi capitava di avere delle difficioltà . Tutti i libri sono difficili, a modo loro.
"La fine dei vandalismi" era un libro più ottimista che portava in sè una maggiore allegria, mentre questo è un romanzo più dark e notturno, con molte scene ambientate nei boschi o nelle città deserte, con scenari che hanno un alone di mistero e in qualche modo di  pericolo.
Volevo mettere in scena la precarietà della vita di Tiny e Joan e dei figli, mostrare quanto fossero più vicini alla separazioe e alla distruzione di quanto non fossero stati Dan e Louise alla fine di "La fine dei vandalismi". Da un punto di vista emotivo ero molto vicino ai personaggi, e mi preoccupavo per loro.

Perché i sogni hanno così tanta importanza in questo libro?
Credo che i sogni abbiano una particolare importanza per i personaggi. Spesso consideriamo i sogni dei momenti in cui la mente vaga senza una particolare significato, ma io credo che in realtà abbiano un significato. L'ambientazione notturna, poi, ricorda il mondo onirico e fa scivolare i personaggi in modo fluido dalla realtà ai loro sogni. Per me sono importanti, e mi è piaciuto scriverne e raccontarli stando attento a non eccedere con la simbologia, mantenendo un senso casuale per cui a volte un sogno potrebbe avere significato, ma anche no.

Questo libro mi è sembrato  un invito alla lentezza, a prendersi del tempo per entrare nei dettagli di queste storie e questo, da lettore, mi è piaciuto molto. Ma da scrittore qual è il fascino di raccontare queste persone semplici?
Io sono cresciuto in un luogo molto simile a quello che racconto nel romanzo. Le persone che descrivo le ho viste, e c'è una parte di me che corrisponde a questo universo, anche se io me ne sono andato via per frequentare l'università e poi non ci ho più vissuto, se non per quattro mesi nel 2014.
Ho ricordi molto vivi di quel periodo, della mia infanzia, perché sono le cose  che si ricordano per più tempo e sono forse le più importanti, anche se spesso non sai esattamente perché te le ricordi.
Il fatto stesso che l'inconscio li faccia riaffiorare li rende dei ricordi importanti. E poi nella scrittura confluisce l'esperienza di tutti gli altri luoghi in cui ho vissuto, dalla Florida all'Europa.
Nel romanzo si è immersi in un clima di familiarità, tipico della contea, dove si respira una forte coesione.
I personaggi avvertono questo forte senso di comunità, positivo e negativo insieme. Significa, per esempio, rivedere sempre le stesse persone, e dover forgiare la propria personalità in base alle esigenze della comunità, a volte reprimendole proprie.
Quando sono andato a vivere a Berlino mi sono chiesto cosa stessi cercando: una comunità, amici da frequentare? La contea offre proprio questa dimensione.
L'appartenenza al grande stato americano, però, a me sembra un'idea che rimane spesso lontana dalle persone della contea, che considerano il proprio mondo nella dimensione locale. Le questioni di rilevanza nazionale legati all'attualità, invece, sono rimaste fuori dai miei libri perché li avrebbero legati a un determinato periodo, ed era qualcosa che volevo evitare.

Tornando a casa, ha avvertito cambiamenti nel "suo" Midwest? E quali sono per lei gli scrittori che l'hanno descritto meglio?
Il cambiamento è inevitabile. Le fattorie familiari che descrivo ne "La fine dei vandalismi", ad esempio, non esistono più: sono state assorbite da grandi aziende agricole, perché oggi l'agricolutra è diventata in generale un'impresa di grandi dimensioni. Ho cercato di conservare il ricordo del mondo degli anni Settanta, quello in cui sono nato e cresciuto.
C'è un libro  di Daniel Woodrell, "Un gelido inverno", che non è ambientato proprio nel Midwest ma nel Missouri, che parla dei cambiamenti della vita rurale e della vita degli Stati Uniti nelle diverse stagioni.  Un altro libro che amo molto e che consiglio è una raccolta di racconti di Chaviza Woods, "Things to Do When you're a Goth in the Country".

Lei si è laureato in giornalismo e poi col tempo si è dedicato solo alla scrittura. A cosa è dovuto questo cambio di direzione? Pensa che il lavoro giornalistico le sia stato utile, per esempio per scandagliare le emozioni, per essere un ottimo osservatore del mondo emozionale?
Quand'ero al liceo sapevo di voler diventare un romanziere, ma non mi era molto chiaro il percorso.
Ho fatto la cosa che mi sembrava più sensata studiando giornalismo, che in qualche modo mi avrebbe permesso di guadagnarmi da vivere scrivendo. A un certo punto ho capito che dovevo lasciare il giornalismo per fare sul serio, e mi sono iscritto a un'università vicino a Providence dove vivevo per laurearmi in scrittura creativa: ho capito che avevo bisogno di capire molte più cose riguardo alla scrittura, di leggere e di studiare di più la letteratura angloamericana.
Il giornalismo ti permette di osservare così tante persone in situazioni diverse che questo rappresenta senz'altro un ottimo allenamento per riuscire poi a creare dei mondi che siano sì inventati, ma che assomiglino di fatto al mondo reale.

Sono felicissima di aver potuto incontrare l'autore di "La fine dei vandalismi" e di "A caccia nei sogni", e aspetto già con ansia il terzo volume della trilogia.
Serie consigliatissima, davvero.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"La cosa più bella che ho" di K.A. Tucker

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La cosa più bella che ho" di K.A. Tucker, edito Newton Compton (rilegato a 7,90€):
Amber Welles ha venticinque anni e un gran bisogno di uscire dagli stretti e rassicuranti confini della cittadina dell’Oregon in cui è cresciuta. Quando finalmente, armata dei risparmi di due anni, può partire alla scoperta del mondo, è pronta a tutto. Tranne che a morire a Dublino. Eppure, se non fosse stato per il coraggio di un estraneo, sarebbe finita proprio così. Amber gli deve la vita, ma il ragazzo scompare prima che lei possa ringraziarlo. River Delaney, ventiquattro anni, è molto scosso. Nessuno doveva farsi male. Ma poi è arrivata quella turista americana. Non poteva lasciarla morire, ma non poteva rischiare di essere identificato sulla scena, quindi è scappato. È tornato alla sua quotidianità, a gestire il pub di famiglia. Ma la vita di tutti i giorni sta diventando sempre più complicata, per colpa di suo fratello Aengus e delle sue frequentazioni sbagliate. Quando la ragazza americana lo rintraccia, River si accorge di essere pericolosamente attratto da lei. E averla intorno è un rischio che non è disposto a correre. La cosa migliore da fare sarebbe allontanarla, ma non è facile respingere qualcuno che ossessiona i tuoi pensieri...

Ho iniziato a leggere "La cosa più bella che ho" di K.A. Tucker di sera, ed è stato un grandissimo errore, perchè non sono riuscita a smettere: mi sono trovata con un libro finito e ancora sveglia ore dopo, in piena notte.

E gli elementi che lo facessero prevedere c'erano tutti: una coppia di innamorati, qualche ostacolo di natura famigliare e geografica, l'IRA, il terrorismo. Insomma, K.A. Tucker non ci ha fatto mancare nulla, stavolta.
L'incontro tra Amber e River è a dir poco esplosivo: i due sopravvivono per miracolo (lui con qualche ammaccatura, a essere onesti) all'esplosione di una bomba tubo piazzata dal fratello di lui, Aengus, al quale il carcere non è bastato per tornare sulla retta via.
Lei è appena arrivata, e le ci vuole qualche giorno per riprendersi dal trauma, ma non appena si sente meglio non può fare a meno di chiedersi chi sia quel ragazzo sbucato dal nulla che le ha fatto scudo con il suo corpo per poi correre via.
Lo rintraccia nel pub in cui lavora insieme al fratello minore, Rowen, ed è subito chiaro che l'attrazione che Amber prova per River è pienamente ricambiata.
Ma non è così semplice: tra i due c'è un oceano (lei americana, lui irlandese), tanto per cominciare.
Che ne sarà del loro rapporto quando Amber tornerà a casa?
E poi c'è Aengus, che oltre ad essere una persona sgradevole è un vero e prorpio criminale.
River sta provando in ogni modo a staccarsene e a rifarsi una vita con il fratello Rowen, ma non è così semplice....
Quello di River è un personaggio splendido, diviso tra lealtà alla famiglia e amore per quella che sembra proprio essere la sua anima gemella, tra la speranza che le cose possano cambiare e la consapevolezza di dover prendere le distanze dal passato.
Amber, dal canto suo, mi piaceva già (la ricorderete, era in "99 giorni") e mi è piaciuta ancora di più, ora che è arrivato il suo turno di trovare l'amore.
"La cosa più bella che ho" è un romanzo emozionante, che tra attentati e vendette, passioni e brama d'avventura non lascia al lettore un attimo di respiro. Si arriva all'ultima pagina in volata, e K.A. Tucker si conferma un'autrice in grado di raccontare sì l'amore, ma con quel qualcosa in più che rende i suoi romanzi imperdibili, e non solo per le amanti del genere.

Si può leggere da solo, ma lo si apprezza di più se letto dopo "99 giorni", di cui trovate la recensione qui: avevamo già incontrato Amber, e leggendo entrambi i romanzi si ha proprio un quadro completo del suo background.
Consigliato non solo alle fan dell'autrice, ma anche a chi dovesse ancora scoprirla: è diventato subito uno dei miei preferiti, tra tutti quelli usciti finora.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

giovedì 9 novembre 2017

"Wonder. Tutte le storie" di R.J. Palacio

Buon pomeriggio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiaccheira librosa di oggi è dedicata a "Wonder. Tutte le storie" di R.J. Palacio, edito Giunti (rilegato a 29,90€):
Da quanti punti di vista può essere letta una storia? C'è il punto di vista di Auggie naturalmente, ma anche quello di Julian, il più controverso dei personaggi di Wonder, quello di Christopher, il migliore amico di Auggie, o ancora il punto di vista di Charlotte, la compagna di classe che ha il compito di accogliere il nuovo arrivato. Ognuno ha una propria visione della storia, ma anche una nuova storia da raccontare, che si intreccia inevitabilmente con quella di Auggie.

Ci siamo: i quattro libri di R.J. Palacio racconti in un unico, coloratissimo volume!
Ora sapete cosa chiedere a Babbo Natale quest'anno ;)
"Wonder" di R.J. Palacio ha fatto da apripista al trend della #gentilezza, dando il via a quello che è in parte un movimeno e in parte tendenza, e oggi vorrei raccontarvi quella che è stata la mia, personalissima, esperienza con questa serie.

Ho letto "Wonder" tutto d'un fiato, complice una lezione cancellata e un pomeriggio di pioggia che mi hanno fatta rifugiare in una caffetteria e accoccolare su una poltrona con una cioccolata calda.
Che è diventata un cappuccino, perchè su quella poltrona ci sono rimasta per due ore: non mi sono alzata fino a quando non ho voltato l'ultima pagina, conquistata dalla storia tenera e struggente, e allo stesso tempo piena di positività di Auggie.
"Wonder" ha tre punti di forza: il primo è quello di essere scritto dal punto di vista di un ragazzino e con uno stile coerente a quello di quell'età. A tratti è davvero impossibile pensare che l'autrice sia invece una donna adulta, e questo vuol dire avere piena padronanza di un linguaggio e di uno stile. Io sono tornata bambina, leggendolo, e mi sono trovata a desiderare di poter essere una compagna di scuola di Auggie per poter diventare sua amica.
Il secondo è che tratta tematiche importanti, come la diversità, l'accettazione, il bullismo, la delicatezza degli equilibri famigliari, l'amore e il rispetto, ma senza mai perdere la leggerezza.
Mi si è spezzato il cuore pensando al bullismo di cui era vittima Auggie, e alcuni passaggi sul suo rapporto con la madre e con la sorella mi hanno fatto battere il cuore e sì, anche commuovere un po'.
Il terzo è che questo libro è pieno di belle frasi. E questo conta perché tutti, dei nostri libri preferiti, abbiamo quelle due o tre frasi che portiamo nel cuore, e in questo libro ne troverete moltissime.
Ne ho ricopiate tante nel mio quaderno delle citazioni, e altrettante le ho sparse per i social network perchè era impossibile tenerle per me. Andavano condivise!
Dopo "Wonder" sono arrivati i libri dedicati ai personaggi-spalla: Julian, Christopher, Charlotte.
Inutile dire che li ho collezionati tutti, ma il mio preferito in assoluto è quello di Julian, il bulletto incontrato nel romanzo.
R.J. Palacio ci racconta il bullismo che nasce dalla paura e dall'incomprensione, e ci regala una nonna strepitosa alla quale mi sono affezionata immediatamente.
Se ancora mancassero alla vostra collezione, ora non avete più scuse!
Insieme ad altri otto fan sfegatati della serie, per due settimane vi racconteremo il nostro rapporto con la serie, come l'abbamo scoperta, quando l'abbiamo letta e chi più ne ha più ne metta: restare con noi ;)

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"Il mercante di seta" di Liz Trenow

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Il mercante di seta" di Liz Trenow, edito Newton Compton (rilegato a 10€):
Londra, 1760. La vita di Anna Butterfield sta per cambiare per sempre. Rimasta orfana di madre è costretta ad allontanarsi dalla sua casa natale per essere introdotta nella società londinese. Abituata alla pace del verde Suffolk, la metropoli è fin troppo grande e caotica per lei. In più gli zii sono rigidi e le impongono abitudini consone al loro status sociale. Un giorno Anna, guidata dalla sua passione per la pittura e dopo essere uscita di nascosto da casa, si ferma davanti a un banco di fiori al mercato e si mette a ritrarre ciò che vede. Quel disegno finisce tra le mani di Henri, un tessitore di seta di origini francesi, giunto nella capitale in cerca di fortuna. È l’inizio di un idillio artistico: Henri, colpito dalla bellezza dell’opera di Anna, decide di utilizzarla per le sue nuove creazioni. Eppure il destino di Anna è un altro, lontano dal tormentato mondo dell’arte. Lo zio, infatti, vuole sistemarla facendole sposare un giovane e ricco avvocato. Anna ed Henri dovranno lottare per difendere il loro amore clandestino e le loro aspirazioni. 
Ispirato a eventi e personaggi storici realmente esistiti, Liz Trenow fa rivivere un’epoca segnata da persecuzioni religiose, tensioni razziali e rivolte sociali, e dipinge l’appassionante affresco di una storia d’amore travolgente e indimenticabile.

Lo so, lo so: non si sceglie un libro dalla sua copertina.
Ma questa ha catturato la mia attenzione appena apparsa online, e non potevo proprio non leggerlo perchè la trama aveva tutto ciò che cerco in una lettura.

Ispirata ad Anna Maria Garthwaite, la protagonista de "Il mercante di seta" è una donna che sfida le convenzioni e l'opinione di chi vorrebbe guidarla in nome di un amore nato con spontaneità e del desiderio di essere riconosciuta per il suo talento.
Sì, perchè Anna è una giovane donna della Londra di fine Settecento, e il suod estino è quello di essere una "moglie di...". Nulla di più.
Ma la ragazza vuole di più: vuole dipingere, vuole disegnare e vuole ritrarre il mondo che la circonda così come lo vede. A partire dai fiori del mercato, che le ispirano la creazione che la porterà tra le braccia di Henri, giovane tessitore desideroso di riprodurre su tessuto le sue intricate fantasie floreali.
Riuscirà Anna a coronare il suo sogno d'amore, o dovrà arrendersi a un matrimonio già combinato e privo di sentimento?

Non posso dirvelo, ma ciò che posso dirvi è che "Il mercante di seta" mi ha appassionata, al punto da averlo finito in due sere nonostante la stanchezza.
Sono diventata da subito una fervida sostenitrice di Henri, e non potevo proprio chiudere il libro prima di aver saputo se lui ed Anna avrebbero coronato o no il loro sogno d'amore.

Anna mi è piaciuta molto: sulle sue spalle pesa la responsabilità di fare un buon matrimonio per poter provvedere alla sorella e al padre quando non potrà più lavorare, e questo potrebbe impedirle di legarsi per la vita all'uomo che ama, ma nonostante la situazione non sia delle più rosee lei non si arrende mai. Ho amato il suo coraggio, e ne ho apprezzata l'evoluzione all'interno del romanzo, in un succedersi di piccoli cambiamenti in risposta al mutare del mondo attorno a lei e della sua situazione personale. Non rinuncia mai alla sua volontà di decidere per se stessa, ed è una protagonista femminile dalla quale trarre ispirazione.
L'autrice non solo regala ai lettori un'avvincente ed emozionante storia d'amore, ma costruisce un romanzo curato nei minimi dettagli: leggendolo ho imparato molto sulla seta, la tessitura e il ricamo, e ho avuto la sensazione che alle spalle della scrittura ci fosse un serio lavoro di ricerca (cosa apprezzabilissima e che troppo spesso viene a mancare).
La cura del dettaglio si accompagna a una prosa scorrevole e leggera che conquisterà anche i lettori non abituali di romanzi storici, che con "Il mercante di seta" potrebbero tentare un approccio al genere e restarne piacevolmente sorpresi.
Consigliato!
Vi invito a scoprire le altre recensioni del romanzo apparse oggi in giro per il web per celebrarne l'arrivo in libreria, e torno a consigliarvi la lettura: non vi deluderà.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

mercoledì 8 novembre 2017

"Ti chiamo sul fisso" di Rainbow Rowell

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Ti chiamo sul fisso" di Rainbow Rowell, edito Piemme (rilegato a 18,50€):
Se si parla di macchine del tempo, un semplice telefono non sembrerebbe il modo più sofisticato di viaggiare nel passato... Eppure quando Georgie, madre di due bambini e autrice televisiva perennemente sotto stress, mette piede nella casa della sua infanzia, e in un momento di nostalgia alza la cornetta del vecchio telefono fisso - un vero reperto archeologico -, improvvisamente è trasportata a quindici anni prima. Non nel senso che può vedere il suo passato. Ma nel senso che può… telefonargli. Sperando che il passato risponda. Sperando che Neal, quello che oggi è suo marito e allora stava per diventare il suo fidanzato, risponda...
Perché se c'è una cosa che Georgie cambierebbe della sua vita è il modo in cui il suo matrimonio si è pian piano spento, fino a ridursi a quello che è oggi. Forse parlando al telefono con il Neal di ieri potrà rimediare a cose che oggi sembrano irrimediabili. Forse quello stupido telefono, così antiquato da essere ancora attaccato a un filo, può davvero darle una mano...
Con l'ironia e la freschezza cui ci ha abituati con "Eleanor & Park", bestseller mondiale che ha battuto ogni record di permanenza in classifica, una delle autrici più amate d'America torna a raccontare una storia di sentimenti che a fasi alterne vi farà ridere e vi spezzerà il cuore. E vi insegnerà molto sul destino, sul tempo e sul vero amore.

Bello, bello, bello: ho divorato "Ti chiamo sul fisso" quando è uscito, e la storia di Georgie è riuscita a prendermi là dove "Eleanor & Park" ci era riuscito solo a metà - lo so, quel libro è piaciuto a tutti, ma io resto una sostenitrice di "Fangirl" e "Carry On", invece.
Stavolta mi sono sentita decisamente più vicina alla protagonista, che invece di essere un'adolescente è una donna sui 35 anni.

Ed è una donna che, sulla carta, ha davvero tutto: una bella casa, un buon lavoro, un marito attento e due figli in salute. Cosa volere di più?
In realtà, il matrimonio di Georgie e Neal è appeso ad un filo. La donna lavora troppo ed è sempre più spesso fuori casa fino a tardi, lasciando il marito a gestire da solo casa e bambini.
I due a tratti sembrano due sconosciuti che condividono un appartamento, e quando la donna viene trattenuta per lavoro in città al momento di partire per trascorrere le vacanze di Natale con la famiglia di lui, è l'ultima goccia: Neal carica la prole in auto, e se ne va senza troppe parole gentili ed amorevoli per la consorte rimasta indietro.
È proprio la solitudine a spingere georgie ed andare a stare per qualche giorno dalla sua vivace e strampalata madre, e quando recupera incuriosita nella sua vecchia stanza il suo ormai decrepito telefono giallo non resiste alla tentazione di chiamare Neal, per scusarsi.
Sono che il Neal che risponde al telefono è quello del 1998, quello che si era allontanato da lei e rifugiato dai suoi durante le feste prima di capitolare e raggiungerla nonostante la neve.
Quindici anni prima il loro amore aveva trionfato, ma adesso... adesso Neal attraverserebbe il paese per raggiungerla  per Natale?
Il loro rapporto è rovinato, o Georgie è ancora in tempo per mettere a posto le cose?

Ok, ammetto che quando è uscito l'ho preso immediatamente catturata dalla premessa.
La sola idea di poter parlare al telefono con il passato era bastata a incuriosirmi un sacco, perchè avevo subito iniziato a chiedermi chi avrei chiamato, e perchè.
Cos'avrei cercato di cambiare del mio presente, potendo intervenire sul passato?
Per Georgie, una volta superato il trauma iniziale, quel telefono giallo diventa una finestra sul Neal che credeva di conoscere tanti anni prima, e che invece realizza di non conoscere affatto: il ragazzo le confida i suoi dubbi, le sue paure e ciò che gli ha fatto dire "basta così", e la donna comprende fino in fondo quali siano state le sue responsabilità nel naufragio del suo matrimonio.
Naufragio al quale si può ancora porre rimedio, se Georgie avrà il coraggio di rischiare tutto.
Ho trovato tanto di me stessa in Georgie: dai dubbi riguardo la carriera a quelli sulla famiglia, dalla paura di restare sola a quella di non riuscire a essere la moglie e la madre che vorrebbe, Georgie è sicuramente #UnaDiNoi e forse quel telefono giallo servirebbe a tutte.

È un romanzo che fa riflettere, ma non mancano l'ironia e la comicità di un'autrice che, oltre ad emozionare, sa anche far ridere. Adorerete i colleghi di lavoro di Georgie, protagonisti di tanti siparietti spassosi, e vi troverete a desiderare un Neal tutto vostro, almeno un po'.
Sono felicissima che anche "Ti chiamo sul fisso" sia arrivato in libreria, e con un'edizione così graziosa! Aggiungetelo alla vostra collezione, e soprattutto divertitevi perchè con Georgie è impossibile non farlo.

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

martedì 7 novembre 2017

Elisabetta Gnone, e la sua magia da "Fairy Oak a "Olga di carta"

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "Jum fatto di buio" di Elisabetta Gnone, edito Salani (rilegato a 14,90€):
È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve, si avvicina Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto improvviso lasciato dal bosco che è stato abbattuto, e quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno. Anche Valdo, il suo cane fidato, se lo ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più: un essere informe e molliccio. La sua voce è l'eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli, e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum si porta dietro tante storie che Olga racconta a chi ne ha bisogno, come dono, perché le storie consolano, alleviano, salvano dal dolore della vita e soprattutto fanno ridere.

Ricordate la piccola, tenera Olga di carta, e il suo raccontare storie a tutto il villaggio?
Eccola tornare nel secondo volume di quella che è già diventata una delle mie serie preferite!
"Jum fatto di buio" si legge tutto d'un fiato, e si vinee ancora una volta conquistati dalla magia che aleggia su ogni pagina del libro.

Sì, perchè di magia Elisabetta Gnone se ne intende davvero: per chi come me fosse cresciuto tra "Witch" e "Fairy Oak", il suo è un nome che richiama subito alla mente il potere dei sentimenti e quello della natura.
Stavolta, la magia si concentra in quelli che sono tre elementi portanti del libro: le parole, le emozioni e... le illustrazioni.
La magia delle parole si concentra nelle storie di Olga, intrepida e instancabile narratrice, i cui racconti incantano il villaggio intero: ogni volta che la bambina inizia a raccontare, la vita a Balicò si ferma e tutti le si fanno attorno per poter ascoltare meglio.
E che dire delle emozioni?
Stavolta l'autrice affronta la sfida di raccontare ai lettori più giovani il dolore e lo spaesamento dati dall'assenza, dalla mancanza, e concentra tutto questo in un personaggio straordinario, Jum.
Jum si nutre di vuoti e di lacrime, e sono sicura che la sua storia vi conquisterà.
Infine, la magia delle illustrazioni: stavolta il volume è arricchito da splendide silhouette in bianco e nero, che danno vita ai tanti abitanti di Balicò e ai personaggi dei racconti della piccola Olga: dopo gli splendidi lavori di carta che avevamo scoperto nel primo volume della serie, ecco un altro modo di portare un po' di magia di carta e inchiostro nelle vostre librerie!
Uno scatto dall'incontro con l'autrice a Milano, per il lancio di "Jum fatto di buio"
Questo è solo uno dei contenuti dedicati a Elisabetta Gnone e alla sua nuova serie che troverete a spasso per il web questa settimana e la prossima: ecco il nostro calendario, per non perderne nemmeno uno!
Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3

"La ragazza del mare" di Sara Zarr presto in libreria!

Buongiorno a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
La chiacchiera librosa di oggi è dedicata a "La ragazza del mare" di Sara Zarr, edito Leggereditore (rilegato a 14,90€) in uscita il 23 Novembre:
Dopo che il padre l’ha sorpresa sul sedile posteriore di una macchina insieme a Tommy Webber, la vita della giovane Deanna è diventata un incubo. A distanza di due anni suo padre, che non riesce a perdonarle quell’errore, a stento riesce a guardarla in faccia. Anche
se Tommy è l’unico ragazzo con cui sia mai stata, l’intera scuola la etichetta come una “ragazza facile”. Non potendo contare sull’aiuto della sua famiglia, Deanna cerca di trovare conforto in Tommy, ma lui, proprio come tutti gli altri, non fa che deriderla e tormentarla.
In più, le sue due migliori amiche hanno cominciato a uscire con alcuni ragazzi, e lei si sente una specie di intrusa tra loro. Cerca allora di mantenere saldo almeno il rapporto con Darren, il fratello maggiore, ma ora che lui e la sua fidanzata sono assorbiti dai loro problemi di genitori adolescenti, deve imparare a difendersi da sola. Lo fa diventando ogni giorno più dura e insensibile, per quanto l’isolamento in cui si ritrova la faccia soffrire terribilmente. Il suo unico sollievo è un giornale su cui descrive la vita di una ragazza anonima… la sua stessa vita.
Un romanzo emozionante sul difficile tema del bullismo e su come sia complicato perdonare se non si è disposti a fidarsi ciecamente l’uno dell’altro.

Più di 1600 recensioni su Goodreads e quasi 4 stelle di media per questa storia che sembra aver preso il cuore a tutti: anche a John Green, che ha definito quello di Sara Zarr "un romanzo che si legge tutto d’un fiato e che porti con te anche una volta terminata l’ultima pagina".
Per i più impazienti (come me) il libro sarà già disponibile in ebook dal 9 Novembre, su tutti i digital store.
Non vedo l'ora di leggerlo, e voi?

Un bacio a tutte, fanciulle (e fanciulli)!
A presto <3